Preghiere… o pretese? (parte 2)

Osho, mi sento così colmo di gratitudine. Non esistono parole per esprimerla.

L’esistenza è una tale abbondanza, non possiamo esaurirla. È inesauribile nella sua bellezza, nella sua beatitudine, nel suo essere benedetta.

Senti una certa difficoltà nell’esprimere ciò che ti sta accadendo. E questo è solo l’inizio, pensa alle difficoltà di coloro che sono andati ben più avanti di te. Arriva il momento in cui anche solo dire: “Questo non si può dire” non è possibile, perché dire questo non si può dire è ancora dire qualcosa. È ancora definire, in un modo molto negativo, indiretto.

Arriva il momento in cui il silenzio soltanto, il silenzio assoluto, rimane l’unico modo che hai di esprimerti. Quella è la tua gratitudine, quella è la tua riconoscenza, il tuo Alleluia… una danza che è invisibile, una canzone che non si sente, una bellezza che non si può ritrarre, descrivere. E solo quando arriviamo al punto in cui si devono abbandonare le parole, ciò che io chiamo religiosità ha inizio.

Non dico di rinunciare al mondo, ma certamente dico di andare verso il momento in cui dovrete rinunciare alle parole. Alla fine non ci saranno più parole e questa è stata la testimonianza, l’esperienza di migliaia di mistici per migliaia di anni. E nel momento in cui vi accorgete che le parole vi scivolano dalle mani, in cui attraversate la linea di confine del linguaggio, nasce in voi un’incredibile innocenza, una nuova fanciullezza. Per la prima volta siete in grado di comprendere ciò che non può essere detto. Sarete in grado di comprendere il messaggio del vento che soffia tra i pini. Sarete in grado di comprendere la poesia del suono dell’acqua che scorre.

Liberarsi del linguaggio significa liberarsi di tutti i limiti umani. Il linguaggio è la prigione più grande. Il silenzio è l’unica risposta a tutte le vostre domande, l’unico incontro con l’esistenza che non ha muri né barriere.

Quando il linguaggio scompare, la mente non serve più. Per la prima volta entrate direttamente in contatto con l’esistenza, senza la mediazione della mente e quell’esperienza è l’illuminazione. E nessuno è troppo distante dall’illuminazione, è alla portata di tutti. Ma la gente cerca la felicità dove non esiste. Cerca l’acqua corrente nel deserto. E quando arriva la frustrazione, il fallimento, la disperazione, se la prende con la vita invece che con se stessa.

Cosa può farci la vita? La vita è disponibile, ma in qualche modo riuscite sempre a cercare nella direzione sbagliata. Forse, nel profondo di voi stessi, avete paura, paura che la vita possa essere troppo per voi, che l’amore possa essere troppo per voi, che l’esistenza possa travolgervi. E in un certo senso la vostra paura è fondata: più vi avvicinerete alla realtà e meno sarete. Nel momento in cui incontrerete la realtà, faccia a faccia, non ci sarete del tutto.

Tratto dalla rivista Osho Times Ottobre 2009

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