Preghiere… o pretese? (parte 3)

Osho, in che modo potrò mai esprimere la mia gratitudine?

Non importa come. La vostra esperienza del silenzio e della meditazione, la vostra esperienza dell’amore e della gioia, la vostra esperienza del danzare in estasi vale più di qualunque ringraziamento. La gratitudine non si può esprimere a parole, ma soltanto con la totalità del vostro essere: i vostri occhi, le vostre mani, il vostro respiro, il vostro cuore. Vi sovrasta, completamente. E non è possibile esprimerla a parole, quindi non provateci nemmeno. Nessuno ci è mai riuscito.

In Oriente, abbiamo scoperto diversi modi di esprimere la gratitudine: il discepolo tocca i piedi del maestro. L’Occidente non lo capisce. Tutti gli esseri umani sono uguali, perché toccare i piedi di qualcuno? Non hanno capito molte cose: quando il discepolo tocca i piedi del maestro, il maestro a sua volta gli posa la mano sul capo e questo crea un cerchio d’energia; quel cerchio è riconoscenza!

Rimanere presenti in un profondo silenzio è sufficiente. Lasciate che la vostra esperienza della grazia degli alberi, delle montagne, della bellezza dell’alba e del tramonto, si diffonda in tutto l’universo.

E senza che voi ve ne accorgiate, si diffonde: per questo avete le lacrime agli occhi. La gente di solito pensa che le lacrime nascano dalla sofferenza, dal dolore. Non hanno capito proprio nulla. La gente piange sì quando soffre, quando qualcuno muore: ma è solo un aspetto delle lacrime. L’altro aspetto è riservato solo a quei pochi per i quali l’esperienza dell’amore, della grazia, della bellezza e dell’estasi è talmente straordinaria da non potersi esprimere in altro modo. Le lacrime sono l’espressione più sottile. Avete gli occhi pieni di lacrime, un’espressione silenziosa di gioia traboccante. Le lacrime esprimono qualunque esperienza che sia più grande di voi, che sia dolorosa o estatica, di agonia o di beatitudine.

È un peccato che milioni di persone non arrivino mai a sperimentare l’aspetto più sublime e più sorprendente delle lacrime. Conoscono solo l’aspetto più sgradevole, più superficiale, più comune. Piano piano, nella loro mente, le lacrime vengono associate al dolore, all’infelicità, all’angoscia, all’ansia. Le persone non si rendono conto che le lacrime possono anche diventare l’espressione di un’immensa benedizione. E a meno che non abbiate fatto esperienza di questo, vi siete persi l’esperienza più straordinaria della vita. Le lacrime sono una sorta di linguaggio, silenzioso. Non vengono dalla mente, ma dal cuore. È il cuore che ne viene inondato e non può contenere l’esperienza, per questo trova ogni linguaggio inefficace, inadeguato. D’un tratto si ricorda che ha un suo linguaggio, che non parla, ma può comunque esprimere. Le lacrime di gioia sono il linguaggio del cuore.

Tratto da Osho Time Ottobre 2009

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